Intro #2: Glossario

Ci avete mai fatto caso? Se si è in un vagone di un treno, in una sala d’aspetto, in un ristorante e si sta intrattenendo una animata conversazione al telefono ci si rende poco conto di avere intorno altre persone.

Che, solitamente, non hanno nessuna voglia di ascoltare quello che stiamo dicendo al cellulare ma che, continuando quella IMPORTANTISSIMA telefonata, trasformiamo con nostra unilaterale deliberazione, a nostro PUBBLICO; sostantivo [da pubblico; cfr. il lat. publĭcum “dominio pubblico”] che in italiano vuole dire diverse cose, tipo:

complesso di persone che frequenta un locale aperto al pubblico

oppure

complesso di persone che sta ad ascoltare un discorso, che legge e giudica un’opera letteraria, che ascolta un programma radiofonico, che guarda uno spettacolo cinematografico, teatrale, televisivo, sportivo e sim.: teatro gremito di p.; il p. radiofonico, di una mostra] ≈ parterre, (non com.) udienza, [di mass media] audience. ⇓ ascoltatori, lettori, spettatori, telespettatori, uditori, uditorio.

da cui l’espressione mettere in pubblico. 

Possiamo usare il termine anche come aggettivo [dal lat. publĭcus, affine a popŭlus “popolo”] per indicare semplicemente quello

che riguarda la collettività.

Ma quello che io faccio in FIFM è usare il termine come prima persona singolare del verbo pubblicare [dal lat. publicare, der. di publĭcus “pubblico”], esattamente in questa accezione del verbo:

rendere pubblici fatti che potrebbero o dovrebbero essere ignorati

Sia chiaro: quello che faccio non ha niente a che vedere con il verbo ORIGLIARE [dal fr. ant. oreillier «stare ad ascoltare», der. del lat. auricŭla «orecchio»]:

Stare ad ascoltare di nascosto, per udire quello che altri dicono; soprattutto di chi sta ad ascoltare dietro una porta, attraverso una parete, e sim.: origliava i nostri discorsi attraverso la porta socchiusa; origliare è, quando due o più ritiratisi in alcun luogo favellano di segreto, stare di nascoso all’uscio e porgere l’orecchio per sentire quello dicono (Varchi).

Vorrei tanto una parete o una porta per possa difendere il mio povero orecchio. E invece niente. Viene aggredito e non può difendersi.

Sarà quindi più chiaro che il MIEI dell’ultima lettera di FIFM non riguarda me.
(direi anzi che di fatti miei, su FIFM se ne troveranno ben pochi…)

Diciamo che la parola esatta da usare per descrivere quello che faccio con FIFM potrebbe essere DIVULGARE  [dal lat. divulgare, der. di vulgare “diffondere tra il volgo”, col pref. dis-]:

a. rendere noto a tutti o a molti ≈ comunicare, diffondere, diramare, propagare, pubblicizzare. ‖ propagandare. ↔ celare, nascondere, occultare. b. [dire a molti cose che dovrebbero essere tenute segrete] ≈ (lett.) propalare, (fam.) sbandierare, (fam.) strombazzare.

In effetti è possibile che io sbandieri informazioni.
Concordo anche che potrebbero essere informazioni che potevano tranquillamente essere tenute segrete.
Ma sia chiaro: il mio intervento arriva solo quando i diretti interessati le hanno già divulgate quelle informazioni; quantomeno al pubblico che hanno loro stessi reso tale.

In breve: mi stanca, mi innervosisce, mi irrita subire conversazioni di cui non mi interessa una sola virgola.
Sono profondamente convinto che quelle conversazioni non valgono la mia attenzione, ma visto che invece, per la veemenza, la violenza dei protagonisti di queste telefonate, la mia attenzione viene rapita e che lo sforzo per non aggredire (verbalmente) questi molestatori è molto, tanto vale concretizzarlo in qualcosa: questo blog.

Più chiara ora le sottile metafora dei palloncini??

 

FIFM1
Quello in piedi è un fulgido esempio di molestatore da metropolitana.

 

 

 

 

15 pensieri su “Intro #2: Glossario

  1. Tu sei maieutico in cotesto tuo blog: ti limiti a portare fuori, interpretando il già palese desiderio di chi parla in luoghi pubblici, ciò che non solo dimostrano di volere pubblicare, ma che nei fatti hanno già pubblicato.

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  2. Ho il sospetto che mancanza di pudore e di educazione di base siano se non sinonimi (siamo o no in un post di definizioni?) almeno parenti stretti. Non ho certo la stoffa dell’analista sociale ma mi sento di dire (perché anche se non li ho pubblicati ho già decine di FIFM che riporterò) che sicuramente mi sembrano persone autocentrate (per me quasi sinonimo di grettezza) e vanitose (sinonimo di arroganti) che non è che non sappiano di dare fastidio: semplicemente ritengono i propri prosaicissimi “fatti” eventi sempre unici, storici, fondamentali, eroici da discutere come fossero da Santoro o dalla tv pomeridiana della De Filippi (tanto per portare due esempi che sono più o meno sovrapponibili quanto a cultura del confronto verbale…)
    Quando poi parlano delle solite quattro beghe noiose che abbiamo tutti…
    E infatti son diluvi di frasi fatte…. vedrete vedrete…. 🙂

    "Mi piace"

    • Sono molto d’accordo con ‘sta cosa dell’autocentrati. Qualche giorno fa commentavo da Ammenicoli a proposito degli apprezzamenti alle donne per strada, perché nei commenti al suo post c’erano alcune commentatrice che distinguevano tra complimento e apprezzamento, dicendo di detestare il secondo ma non disdegnare il primo. Io viceversa argomentavo che, almeno in origine, la cultura del complimento per strada parte proprio dalla presunzione di poter giudicare ciò che piace agli altri in un ambito assolutamente sociale e personale partendo dal proprio ombelico. E ritorniamo all’ottimo abate e al fatto che nel dubbio meglio tacere.

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