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WordPress mi ha appena mandato via email il resoconto dell’anno del blog.

Inizia così: “Un cable car di San Francisco contiene 60 passeggeri”.

Immagino che tutti quelli che hanno un blog su wordpress abbiano ricevuto lo stesso messaggio, ma diciamo che visto il contenuto del mio blog questo mi sembra un incipit particolarmente calzante: infatti mi stavo già chiedendo quanti di quei 60 passeggeri del cable car passassero il tempo del loro viaggio a discutere ad alta voce di cose inutili che non interessano minimamente gli altri passeggeri.

Però (e credo sarà un’eccezione) stavolta non riporterò una di quelle conversazioni telefoniche che sono il pane quotidiano di qualsiasi frequentatore di mezzi pubblici.

Volevo piuttosto parlare di un diverso, ma non meno nefasto, utilizzo di quell’aggeggio infernale che abbiamo in tasca.

Scattare fotografie

Poco prima di Natale sono stato, insieme ad alcuni amici, ad un concerto in duomo. Era un concerto a ingresso libero, con sterminate file per entrare e musica classica piuttosto popolare. Non mi aspettavo certo un clima di profondo raccoglimento e concentrazione. Anzi: io per primo non avevo la benchè minima intenzione di ricorrere nè al primo nè alla seconda; nemmeno Uto Ughi (che del concerto era protagonista) se lo aspettava e anzi ha indossato le vesti del divulgatore spiegando ogni pezzo come se fossimo in una classe di seconda media.

Ovviamente in molti, vista la bella cornice e la situazione festosa, hanno tirato fuori cellulari e hanno iniziato a fotografare o riprendere più non posso. Nemmeno questo, però, mi ha particolarmente disturbato.

Davvero: l’atto in sè di scattare foto in una situazione del genere non mi ha disturbato. In fondo anche io trovavo il momento piacevole e ho pensato di fare qualche foto. Ma la cosa fastidiosa è che, alle ben più piacevoli note di Vivaldi, si sovrapponessero continuamente gli orrendi rumori finti che fanno i cellulari quando scattano una foto. Avete presente? Di solito, banalmente suona più o meno come un CLICK.

CLICK.

CLICK.

CLICK.

Il giorno dopo ho invece partecipato ad una domestica lettura della Recherche di Proust.

(E no: non sono un intellettualoide snob. Io la Recherche non l’ho mai letta e probabilmente mai la leggerò. Per questo che ci sia un bravo attore che, a puntate, come fosse Beautiful me ne legge un pezzetto è un’idea che mi piace e che spero di continuare a seguire.)

Insomma: eravamo una ventina di persone a casa di ospiti deliziosamente agghindate per l’occasione e, dopo un buon bicchiere di vino e inframezzata da un piacevole spuntino, è iniziata questa settima puntata del Proust in pillole.

Anche in questo caso non mi aspettavo esattamente di essere circondato da vestali del tempio di Dio Proust (che, peraltro, immagino esistano sul serio..). Anzi: mentre la lettura andava avanti si ridacchiava, si spostavano piatti e bicchieri, cadevano forchette, si spostavano sedie. Io, per esempio, avevo una gatta che faceva fusa rumorosissime sulle mie gambe…

Ma, proprio mentre Marcel è in chiesa e finalmente vede questa benedetta Madame de Guermantes che chissà cosa si aspettava che fosse e invece tutto sommato è una donna come le altre, insomma esattamente nel momento più importante del capitolo, uno dei presenti (peraltro arrivato poco prima, parecchio in ritardo) impone nuovamente quel CLICK.

CLICK.

CLICK.

CLICK.

Queste due ravvicinate circostanze in cui mi sono trovato sono passate da qualche settimana e avevo pensato di scriverne già da quel dì. Nel frattempo poi, dell’uso deleterio del cellulare in situazioni pubbliche, si è anche lamentato qualcun altro e allora ho pensato che fosse il caso di dichiarare pubblicamente sia il fastidio che mi provoca la faccenda sia – forse soprattutto, vista la missione sociale di FIFM – approfittare dello sfogo per offrire un servizio di pubblica utilità.

Sia chiaro: io faccio foto col cellulare praticamente in ogni circostanza. Se vedeste il mio account di Instgram o la mia pagina di facebook ne avreste la conferma. Però so anche che è un’attività che ha a che fare più con l’egotismo che con la fotografia; direi addirittura più con l’onanismo che con la contemplazione. E cerco di farla in maniera discreta. Rinunciandovi quando non mi pare il caso di portarla a termine.

Quindi fotografiamo pure ogni volta che ci va che tanto, come qualcuno ha osservato proprio commentando l’incazzatura di Barenboim alla Scala, dall’esperienza che ciascuno può aver fatto andando, ad esempio, in un museo, “tutti fotografavano tutto, fotografavano quadri che non guardavano, come non guarderanno mai le foto dei quadri una volta tornati a casa, perché saranno occupati a fotografare qualcosa d’altro.”

Ma – ed eccoci al servizio di pubblica utilità – quello che evidentemente nessuno vi ha spiegato mentre facevate la fila per il nuovo modello dell’iPhone, mentre scaricavate applicazioni per misurare la vostra pressione sanguigna, mentre eravate alla ricerca di un wifi, è che, mentre fotografate

potete silenziare il vostro cazzo di smartphone!


Potete addirittura togliere il flash!

Giuro.

Potete fotografare in silenzio.

Ve lo dice uno che da mesi fotografa persone sul tram o in metropolitana o in treno e ancora non ha beccato nè una denuncia nè una randellata sul naso.

E ora diffondete il verbo: proclamo il 2015 anno mondiale della fotografia scattata con lo smartphone silenziato.

Buon Anno.

8 pensieri su “Click

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