Padri&Figli

Carrozza 6, posto 5.

I miei vicini di posto sono un signore e suo figlio tredicenne; entrambi sono concentrati sul proprio dispositivo mobile. 

Ad un certo punto parte una delle solite suonerie assordanti e tamarre che tutti conosciamo da un terzo telefono, appoggiato sul tavolo. 

“Ma insomma!

Ti avevo chiesto di lasciarlo silenzioso!

Dammi quel telefono….
DAMMI-QUEL-TELEFONO!!!

Ti avevo chiesto un’ora fa di silenziarlo.
Lo hai fatto? No.
Non lo hai fatto e adesso te lo spengo io.

Ma te la vuoi dare una regolata?
Sembra che hai cinque anni!

Adesso è inutile che fai l’offeso. Capito?
Devi imparare a darti una regolata.
Hai disturbato tutta la carrozza.”

[parentesi di silenzio teso tra i due, che dura qualche minuto]

“Vabbè…. adesso se vuoi giocarci te lo lascio ma tolgo la connessione.
Così non rispondi ai messaggi e non ti chiamano.
E comunque ti devi comprare un telefono nuovo. È inutile che insisti con questo. 

Guarda come l’hai ridotto! 
Te lo compro io se questo non funziona o se non lo sai usare. 

Adesso gioca e basta. A chiamare la mamma per dire a che ora arriviamo ci penso io.  Tanto siamo in orario.”

[Chiama]

“Ciao mamma. Siamo puntuali. Ti chiamo io perché a papà ho tolto la connessione. Era una scocciatura con tutti quei messaggi. Chiama me se proprio devi chiamare, almeno il silenzioso lo so mettere, IO.”

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4 pensieri su “Padri&Figli

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